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L'incisore delle famosissime illustrazioni di Daphnis et Chloé, basate sulle composizioni del Reggente, era predestinato fin dalla nascita all'arte dell'incisione.
Benoît Audran,
detto primo, nato a Lione il 23 novembre 1661, figlio dell'incisore Germain Audran, appena giunto a Parigi, all'età di diciassette anni, fu affidato allo zio Gérard, all'epoca al massimo splendore del suo talento. Approfittò rapidamente delle sue lezioni, acquisendo in breve una grande sicurezza nell'esecuzione e diventando colui che, in famiglia, si avvicinò di più al grande Gérard.
Tra le sue migliori stampe si segnalano una serie di lavori dall'Albano e i Sacramenti da Le Poussin; a proposito della sua incisione la
Discesa dalla croce
, da Lebrun, il poeta Gacon, suo conterraneo, gli dedicò questi versi:
Degno nipote d'Audran, della mia patria onore,
Artista delicato, spiegami, per favore,
Come, pur così giovane, la tua punta e il tuo bulino
Fanno così apprezzare l'opera della mano etc.
Alcuni dei suoi ritratti possono interessare i bibliofili: quello di Colbert, da Lefebvre, suo lavoro di ingresso all'Accademia, di Fenelon, da Vivien (1714), del bibliofilo Legoux de la Berchère, arcivescovo di Narbonne (1708), quello di un altro appassionato di libri, H. de Béringhen, tutti quanti in-folio, e infine un delizioso piccolo ritratto di Molière, dal quadro di Mignard, realizzato per una edizione del grande scrittore comico.
Nella sua opera si ricordano anche alcune vignette, quella della Thése de philosophie del giovane d'Aguesseau, le tavole per la Galerie du Luxembourg (1710), dal Rubens, il frontespizio della traduzione dell'Odissea di M.me Dacier (1716), un frontespizio per una Sonata a violino solo e violoncello col cimbalo, 1712, una vignetta per il Dictionnaire de l'Académie française, una piccola veduta della Grotte de Thétis, dessin du feu d'artifice tiré pour la feste du Roy 1719... etc., ma il suo principale motivo di fama presso i bibliofili è racchiuso in questo piccolo volume in-12, felice capriccio, alla fine, di un principe amico delle arti, il Daphnis et Chloé del 1718.
Benoît Audrain dimorava al Palais du Luxembourg con suo fratello Claude, che ne era il custode, e che a questo incarico, più rilevante di quanto si pensi, aggiungeva un notevole talento di disegnatore di arabeschi e grottesche. Nello stesso palazzo dimorava talvolta Filippo d'Orléans, perché vi viveva la figlia, la duchessa di Berry. Nel 1771 Benoît gli dedicò una grande stampa cavata dal Le Sueur, con l'immagine di Alessandro che beve una pozione preparatagli dal suo medico e che Parmenione riteneva avvelenata. Nulla di più naturale quindi che colui che sarebbe divenuto Reggente, terminate, con l'aiuto di Coypel, le pitture decorative che rappresentavano i principali episodi del romanzo di Longus, volendo anche illustrare con quelle una nuova edizione dell'opera, si rivolgesse all'eccellente incisore che aveva sotto mano e che era quasi un suo servitore. Altrove1 abbiamo narrato la storia di queste curiose pitture, che ornarono i saloni dei castelli di Bagnolet e di Meudon. Ricordiamo qui che in parte furono dipinte de Charles Coypel, allora ventenne, seguendo i disegni e le indicazioni del principe, ed in parte dal principe stesso.
Audran ridusse le composizioni in modo da adattarle ad un libro di piccolo formato e le incise con cura meticolosa, ma in modo freddo e, se così si può dire, con un certo stile naif. I volti sono assai raffinati, ma le figure hanno una certa rigidità e l'insieme delle composizioni manca di quel fascino che occorre riconoscere agli originali. Per quanto riguarda la figura detta dei Piccoli piedi, non fu incisa che più tardi dal conte di Caylus e Audran non vi ebbe alcun ruolo.
Le tavole erano già incise nel 1716, ma il volume comparve solamente nel 1718. Le 26 lastre di rame rimasero proprietà di Charles Coypel e alla vendita che seguì la sua morte (1752) furono aggiudicate per 3510 lire insieme a 6700 prove di stampa.
L'Audran morì celibe nelle sue terre d'Ouzouer, vicino a Sens, per le quali ringraziava tanto la sua "assiduità quanto il suo talento", il 28 ottobre 1721. Era stato accolto in Accademia il 27 luglio del 1709.
"I suoi lavori", ha scritto Le Blanc, "sono larghi e facili, il suo bulino è molle, soffice, e ardito, e si nota in tutte le sue stampe una correzione del disegno e una semplicità di mezzi che le rendono facilmente riconoscibili dai lavori di suo nipote Benoît, detto il Secondo."
1. LES AMOURS PASTORALES DE DAPHNIS ET CHLOÉ, par Longus, traduites du grec par Amyot. Paris, Quillau, 1718; in-8. 1 frontespizio per Coypel, 28 figure per Filippo d'Orléans, Reggente, incise da Audra.n Nell'edizione del 1745 le immagini sono in seconda tiratura.
Notiamo, en passant, quanto la bibliofilia sia capricciosa, e come la reputazione di un libro sia usurpata o comunque si basi su cose estranee all'arte. Il Daphni et Chloé del Reggente non è rimarchevole né per la composizione, né per le incisioni; deve il suo successo semplicemente al soggetto, al formato, al nome degli autori. Se così si può dire, è un libro da bibliofili, non da iconofili.
Lo stesso Daphnis ci fornisce un esempio della varietà dei prezzi che può raggiungere la stessa opera, a seconda delle sue condizioni. Cohen valuta un esemplare ordinario 250-300 fr. Ma la copia della vendita Brunet, capolavoro di Padeloupb, è stata venduta a 7000 fr. E di recente, il Tout Paris bibliofilo è stato messo in agitazione dalla vendita, per 13.000 fr., di un esemplare del Daphnis et Chloé alle armi d'Orléans, che si suppone appartenuto al reggente stesso. Ciò che si paga così caro in questi casi non è solamente la bellezza speciale delle prove, ma il massimo livello, il culmine, se si può usare questo motto seriamente, della curiosità.
Ma noi ci permettiamo di dare un consiglio agli appassionati. In tema di libri illustrati, è regola quasi assoluta che non si possono avere insieme una bella legatura coeva e prove di stampa scelte o di particolare rilevanza, avanti-lettera, all'acquaforte, o tirature fuori testo. Si deve sempre sacrificare l'una o l'altra cosa, ricordando che le legature di lusso sono state in genere eseguite su esemplari ordinari per quanto concerne le illustrazioni. Senza abbandonare il libro del quale ci occupiamo, nelle collezioni dei nostri amici noi notiamo, per esempio, da un lato un esemplare del Daphni con illustrazioni di estrema bellezza scelte da Chastre de Cangé, valletto di camera del Reggente: la legatura è ordinaria; dall'altro lato un esemplare dalla legatura scintillante e di squisita freschezza, con armi celebri che giacciono ai confini di larghi merletti, che accompagnano cesti, fiori, faretre, cuori infiammati, uccelli che si becchettano, montoni, pastori con civette infiocchettate... Questo capolavoro, di fronte al quale il bibliofilo ammutolisce, non contiene che prove della terza tiratura, 1757. Ciascun esemplare ha comunque un merito particolare. Occorre perciò scegliere: o la legatura, o l'incisione.
2. MOLIÈRE, da Mignard; in-8.
Piccolo ritratto molto apprezzato dai bibliofili. Le belle prove sono molto rare.
1 Le Déssinateurs d'Illustrations.
a Philippe, duca d'Orléans 1674-1723, Reggente dal 1715 fino alla morte, n.d.t.
bAntoine-Michel Padeloup (1685-1758) fu un famoso rilegatore dell'entourage di Philippe d'Orléans. Deve la sua fama a certe legature per le quali trasse ispirazione da pavimenti e lavori in legno dell'epoca. Realizzò un tipico decoro molto apprezzato dai bibliofili del passato, detto "a ripetizione" perché basato su un unico semplice motivo decorativo ripetuto per tutta la superficie dei piatti. n.d.t.
Attualmente il Daphnis "del Reggente" sembra un libro ancora piuttosto gradito ai bibliofili. Una copia della seconda edizione, che presenta alcune differenze con la prima, è proposta a 4500 $.

Articolo tratto da: Les Graveurs du Dix-Huitième Siècle, di R. Portalis e H. Béraldi. Parigi, 1880. Traduzione e note di Roberto Campagna.
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