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l libro di musica. A cura di Carlo Fiore. Palermo, L'Epos Società editrice s.a.s., 2004. In 8°, br. cucita, pp. 404, con ill. in nero n.t. e VIII tavv. a colori f.t. € 34,80.
Poco o nulla della musica, dal Medioevo a oggi, si sarebbe tramandato senza i suoi libri. Manoscritti e stampe che, attarverso i secoli, hanno rappresentato la parte più importante di ciò che si può definire "fonte musicale"... Una storia di varianti che, lontano dal nozionismo, connette la musica che ascoltiamo a ciò su cui sta scritta.
Di rado si riflette sull'impaginazione musicale, sui criteri della mise en page, su come differenti metodi per rendere visibile la musica (e dunque disponibile alla comprensione) non siano necessariamente equivalenti... Alla filologia, dai rudimenti sino ai metodi più complessi, spetta il compito di educare alla critica del testo, ciò che resta alla bibliologia -cioè istruire la lettura critica del dettato creativo e della sua presentazione- benché meno appariscente, non è del tutto trascurabile.
Per il coraggioso editore palermitano L'Epos (quale altro aggettivo usare nei confronti di chi, oggi, decide di pubblicare una collana, De charta, dedicata agli studi di bibliologia, bibliografia, biblioteconomia?) uscì qualche tempo fa questo notevole la lavoro a più mani - tra gli autori dei vari capitoli ricordiamo Luca Aversano, Stanley Boorman, Tim carter, Anik Devriès-Lesure, Piero Gargiulo, Franco Pavan- dedicato al libro musicale europeo. Come chiariscono le due brevi citazioni sopra riportate, non si tratta di un lavoro di musicologia, ma di bibliogia. Il testo analizza l'evoluzione della notazione musicale e della sua rappresentazione, dai codici liturgici medievali fino alla musica contemporanea. Ampio spazio è dedicato all'editoria musicale e alla stampa della musica nelle varie epoche. La necessità di utilizzare "caratteri" manoscritti e tipografici che rendessero leggibili ed universalmente comprensibili le intenzioni del compositore ha creato non pochi problemi agli stampatori di musica. Dalla trasmissione orale delle melodie proprie della tradizione liturgica, al tetragramma, al pentagramma, all'intavolatura, l'evoluzione della notazione musicale continua ancora oggi, con le particolarità della musica "d'avanguardia", che rende superfluo, quando non del tutto inutile, l'utilizzo del pentagramma. Questa evoluzione del "segno" musicale è stata seguita ed accompagnata passo dopo passo dal lavoro degli stampatori di musica, e le loro pubblicazioni costituiscono oggi preziose fonti per gli interpreti.
Il libro curato da Fiore, che racconta la storia avvincente della costruzione di queste fonti, è un prezioso aiuto per tutti gli appassionati del libro musicale. Non sono molti, a dire il vero, i collezionisti di libri di questo genere. Anche perché si tratta di un tipo di collezionismo che non ammette mezze misure: o opere di grande valore alla portata di poche tasche, o opere di scarso valore e di poco significato (libretti d'opera, comunissimi, spartiti per studenti, altrettanto comuni). In ogni caso, ce la sentiamo di consigliare questo ottimo lavoro, tra l'altro molto ben stampato, anche a tutti gli amanti del libro antico in generale, che qui potranno trovare informazioni preziose e non comuni su editori e tipografi del passato. Il volume sembra ancora disponibile per l'acquisto nel sito dell'editore. Già che ci siete, vi consigliamo di dare un'occhiata pure agli altri testi pubblicati nella stessa collana